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Bon Iver – 22, A Million • Recensione

25 Ottobre 2016

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Bon Iver – 22, A Million • Recensione

L’impatto di Justin Vernon con i suoi Bon Iver sulla scena musicale moderna è stato inaspettato e lento, capace di essere definito caotico considerando l’improvvisa spinta commerciale che la musica folk ha subito negli ultimi 10 anni.
“For Emma, Forever Ago” è riuscito a dare il giusto spazio a Justin e i suoi compagni mentre il successivo EP “Blood Bank” ha gettato le basi per una timida evoluzione artistica confermata poi dal successo di “Bon Iver, Bon Iver”.
Un periodo in cui Justin si è ritrovato a fare i conti con la razionalità di una vita passata nei sogni della fama, un successo spinto in extremis grazie all’approvazione di altre leggende viventi della musica moderna, primo tra tutti Kanye West.
I Bon Iver sono diventati sinonimo di qualità grazie alle loro collaborazioni rare e studiate e alla loro profonda interpretazione della musica in un epoca in cui quest’ultima tende spesso a materializzarsi in frittura da fast food servita a più non posso attraverso i numerosi servizi streaming.
I primi segni di una probabile insicurezza si sono avuti già 4 anni fa, quando Vernon dopo l’incredibile secondo disco della band ha deciso di prendersi un lungo periodo di pausa a causa di quelli che lui ha espresso come “problemi interni che andavano risolti”.

“22, A Million” nasce così, in un luogo oscuro e insicuro in cui senza alcun incipit o previsione Justin si è ritrovato con le mani sul suo sampler in grado di dare finalmente volume alle sue sofferenze.
E’ iniziato tutto con un viaggio disperato sull’isola Santorini, in Grecia, dove il nostro Vernon piuttosto che ritrovare sollievo e abbandonarsi per una volta alla pace ha dovuto fare i conti con i primi attacchi di panico che lo hanno portato poi alla scoperta di un nemico silenzioso e letale, la depressione.
Solo dopo aver realizzato che l’ideale soluzione al problema era dentro di sé e non su qualche isola Europea, nella mente di Justin sono cominciati a materializzarsi frammenti di idee, suggestioni e sensazioni che hanno portato alle 10 tracce di “22, A Million”.

“It might be over soon” è la prima frase che colpisce il nostro orecchio una volta iniziato l’ascolto di questo criptico progetto. Il primo segno di creatività che ha investito il leader dei Bon Iver sulla sperduta isola Greca e che oggi apre i cancelli a una costante ricerca di un senso dell’esistenza che probabilmente non vedrà mai la luce.
La massiccia ricorsa alla simbologia e alla numerologia non è puramente scenografica, ma risulta fondamentale il più delle volte per capire il significato dietro ogni composizione. Basti pensare che la band per andare incontro ai propri fan ha ingaggiato il critico musicale e intimo amico di Justin, Trever Hagen per spiegare alcuni dei punti più misteriosi dell’opera.

Musicalmente l’album si presenta come un coeso e schizofrenico tributo alle influenze di Justin a partire da Waylon Jennings finendo col collaboratore e amico Kanye West.
I’abbondante ma mai ripetitivo utilizzo del vocoder riesce a trasmettere all’ascoltatore la dualità (altro tema fondamentale del disco) che affligge e spinge i sentimenti di Justin.
In “715 – CR∑∑KS” per esempio suona come un pianto disperato di qualcuno che si sente abbandonato e nonostante la sua mancanza di spiritualità si ritrova a fare i conti con la ricerca di qualcosa di irrazionale capace di soccorrerlo, legandosi così alla suggestiva “33 “GOD””.

Non c’è alcun convenzionale rapporto tra le voci e la strumentazione del disco, tutto è stato mixato e masterizzato per dare una sensazione di caos e al tempo stesso di impulsività e frammentazione così da simulare il violento bombardamento di idee e ispirazione artistica che hanno quasi spinto Vernon ad abbandonare il suo lavoro in questi anni.
Persino liricamente il disco sperimenta e non segue nessun apparente filo conduttore, arrivando a giocare con le parole fino a crearne di nuove (es. “Fuckfied, “wandry, “paramind”) una decisione che potrebbe far storcere il naso al più classico degli ascoltatori ma che farà la gioia di chi non ama la linearità nell’arte.
La dualità si presenta ancora una volta nei testi, giocando con la nostra fantasia e non dandoci mai una chiara luce sugli eventi di cui Justin discute, come accade spesso nel caso delle relazioni avute in questi anni dal cantautore.
Spesso in canzoni come “8 (circle)” la formula è ben riuscita riuscendo a creare un poetico parallelo tra la figura di una donna amata e l’amore verso una figura spirituale che in questo caso è incarnata in Dio ma che non è necessariamente collegata ad un credo religioso.

22, A Million” è la storia di un uomo e la sua crisi esistenziale, della lotta tra sentimenti contrastanti e la costante dualità della sua anima.
Tra i 10 pezzi che compongono il disco possiamo sentire ogni tipo di emozione spesso non facilmente delineata ma tremendamente ben interpretata attraverso parole criptiche e ispirate.
I Bon Iver hanno ancora una volta sorpreso.

22, A Million
  • 8/10
    Produzione - 8/10
  • 7/10
    Testi - 7/10
  • 8/10
    Delivery - 8/10
  • 9.5/10
    Originalità - 9.5/10
9/10

Riassunto

“22, A Million” è la storia di un uomo e la sua crisi esistenziale, della lotta tra sentimenti contrastanti e la costante dualità della sua anima.

"What you about to witness is my thoughts, just my thoughts man, right or wrong."
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