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Danny Brown – Atrocity Exhibition • Recensione

8 Ottobre 2016

Danny Brown – Atrocity Exhibition • Recensione

Il nostro caro Danny Brown ha deciso di deliziarci con un nuovo album chiamato “Atrocity Exhibition”

Se pensavate che dopo il suo ultimo album Old, il signor Danny Brown vi avrebbe reso le cose facili nell’ascoltare il suo nuovo progetto, vi sbagliavate di grosso. Abbandonando un po’ lo stile di Old, questo nuovo Atrocity Exhibition riprende un po’ la strada percorsa da Danny nel suo primo progetto XXX, rendendola addirittura più strana.

Una spirale verso il baratro

Gli indizi ce li dà subito il titolo dell’album, che si ispira ad una traccia dei Joy Division, o la traccia introduttiva Downward Spiral, che oltre a portare il nome di un album dei Nine Inch Nails, setta subito il mood: una depressione che può portare soltanto ad altra depressione, facendogli toccare il fondo. Un inizio bello leggero insomma, in cui si continua a scendere sempre più in fondo nei meandri dei pensieri più oscuri di Danny.
A lui non sembra però interessare più di tanto, visto che sembra godersi questo essere sul filo del rasoio finchè non ne pagherà le conseguenze: “Dance in the water, and not get wet” come dice in un ritornello.

Infatti più si scende in profondità, più i pezzi cominciano a prendere la solita piega fuori controllo in cui Danny si trova più a suo agio, come in “Ain’t It Funny”, potenzialmente una delle banger più importanti del 2016, dotata di una produzione fuori dal normale e una delivery ancora più malata; o per il primo singolo “When It Rain” che incorpora così tanti suoni e generi da far girar la testa.

Si passa più sul riflessivo in “Today”, in cui ci fa capire che non è preoccupato davvero della morte, anzi, è pronto a vivere la vita al massimo, visto che può accadere in qualsiasi momento.
L’album si conclude con “Hell for It”, un minuscolo barlume di speranza che spinge Danny a non mollare senza prima lottare, a dare tutto quello che ha nella musica. Nessuno potrà fermarlo se non appunto, la morte.

Menzione d’onore va a “Really Doe”, pezzo con Kendrick Lamar, Ab-Soul ed Earl Sweatshirt, che concorre tranquillamente al titolo di posse-cut dell’anno. Tutti i rapper presenti nella traccia offrono una performance sopra le righe: soprattutto Earl che attacca la produzione violenta con una grinta che raramente sentiamo in lui.

Atrocity Exhibition suona come un bel dito medio alla scena attuale dell’hip-hop, dal quale Danny si allontana prendendo un’altra strada, tirando fuori un lavoro atipico e assurdo dove le influenze più pesanti sono punk e industrial.
Non è un album facile, ha bisogno di più ascolti per essere apprezzato al meglio; volta le spalle al sound che aveva proposto in Old e quindi anche a una porzione di fan che apprezzavano quello stile un po’ più mainstream.

Atrocity Exhibition
  • 8.5/10
    Produzione - 8.5/10
  • 7.7/10
    Testi - 7.7/10
  • 8/10
    Delivery - 8/10
  • 9/10
    Originalità - 9/10
8.3/10

Riassunto

Atrocity Exhibition suona come un bel dito medio alla scena attuale dell’hip-hop, dal quale Danny si allontana e prende un’altra strada, tirando fuori un lavoro atipico e assurdo dove le influenze più pesanti sono punk e industrial.

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8.67/10 (3 votes)

Il più famoso blogger senza fama. Non ha sempre ragione ma non ha mai torto.
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