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Gucci Mane – Woptober • Recensione

17 Ottobre 2016

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Gucci Mane – Woptober • Recensione

Tra gli appassionati di Hip-Hop, o, più specificatamente, di Southern Hip-Hop o trap, ci si stava proprio chiedendo se, una volta sfuggito definitivamente [per ora] alle grinfie della legge americana, Radric Delantic Davis, noto ai più con il suo stage name Gucci Mane, sarebbe ritornato al quantity-over-quality mode che lo ha sempre contraddistinto, anche e soprattutto nella sua seconda decade di attività.
La curiosità era ancora più legittima nel momento in cui Everybody Looking, suo nono album in studio e primo di questa nuova fase post-carcere, qualche mese fa ci mostrava un Gucci incredibilmente tanto rinato quanto classico, orgoglioso di aver cambiato vita ma anche tenace e costante nel descrivere spaccati di trap life con la sua mitizzata cadenza, perdipiù supportato dai dei fidati Zaytoven e Mike Will Made It al top del loro beat game.

Questo Woptober invece, programmato originariamente per il 10/17 [un evidente omaggio alla 1017 Bricksquad] ma alla fine anticipato al canonico venerdì, parte da presupposti parzialmente diversi, sia a livello sonoro che lirico.

Innanzitutto è completamente assente Mike Will, la cui predominanza è sostituita da un team di producers più ampio, fra i quali comunque spiccano il concittadino Metro Boomin e di nuovo il veterano Zaytoven. Entrambi propongono dei beat abbastanza nella loro media ma efficaci, ma se il primo ha ancora dalla sua un certo fattore di novità, lo stesso non si può dire del secondo, la cui oramai celebre sound palette fatta di arpeggi di piano e organi comincia ad accusare i segni dell’età [sensazione già chiaramente percepibile nel prescindibile GucTiggy Ep].

Lyric-wise invece, quest’album si pone come un riconsolidamento della posizione e del personaggio che col tempo ci siamo abituati a conoscere e ad ascoltare. Non la vogliamo chiamare regressione, ma un orecchio più critico o pregiudicato potrebbe considerare dei raschiamenti di barile operazioni come l’hook di “Bling Blaww Burr” [ tre adlib di cui solo uno corrispondente ad una parola effettiva] o quello di “Money Machine” [condita con fruscii di banconote che emulano quelli degli hi-hats e con un Rick Ross dal flow delle grandi occasioni], come se Guwop piegasse il suo notorio orecchio per i ritornelli ad una necessità di generare notorietà per le potenzialità da meme dei suddetti, in qualche modo volendo emulare le gesta di due suoi discepoli quali Waka Flocka o Young Thug [e pensare che proprio nell’ultimo numero di XXL erano stati presentati come allievo e maestro].

Al netto dei difetti Woptober riesce comunque a scorrere, senza grossi intoppi ma senza nemmeno quel tipo di sussulti che brani come “Pop Music” o “Multi Millionaire Laflare” rappresentavano nel disco precedente [la bonus track equivalente di quest’ultima è anche uno degli episodi più inessenziali dell’album, quella Last Time con un Travis Scott più anonimo del solito].

WOPTOBER
  • 7.8/10
    Produzione - 7.8/10
  • 7/10
    Testi - 7/10
  • 8.3/10
    Delivery - 8.3/10
  • 6.9/10
    Originalità - 6.9/10
7.3/10

Riassunto

Woptober è un prodotto ancora più di genere del precedente Everybody Looking, nel quale Gucci dimostra ancora una volta la sua competenza nella disciplina, ma anche la necessità di guardare più avanti con i suoi futuri progetti.

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6.25/10 (4 votes)

I just fucked your bitch in some Gucci flip flops
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