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Jeezy – Trap or Die 3 • Recensione

6 Novembre 2016

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Jeezy – Trap or Die 3 • Recensione

Per quanto non più un nome di primissimo pelo [e quindi forse sconosciuto a determinate fasce di pubblico] il fu Young Jeezy è stato, con una serie di dischi da incorniciare pubblicati durante gli anni 2000’s, una delle figure chiave nel delineare quel contesto che oggi chiamiamo trap, non tanto come suono quanto come estetica, attitudine e contenuti. Da un paio di anni, in un gesto di estrema realness e pragmaticità, ha rimosso l’aggettivo Young dal suo nome, ma, nonostante [e forse complice] un ritmo di uscite ufficiali abbastanza veloce, non è riuscito a mantenere quella grip sul rap mainstream che aveva nella decade precedente, pur potendo sempre contare su un seguito di fedelissimi e sulla stima di colleghi e appassionati. L’ultima di queste prende il nome da una sua popolare serie di tapes, della quale rappresenta il primo episodio ad essere pubblicato come album effettivo [casistica già rilevata nell’ultimo biennio con DS2 del concittadino Future e con MC4 di French Montana], e i più maliziosi potrebbero imputarne l’esistenza a non voler perdere il passo con Gucci Mane, suo rivale storico [la loro faida prosegue tra tregue e schermate varie da più di 10 anni] fresco di rilascio dal carcere e con all’attivo già due buoni progetti nel 2016 [ed un terzo annunciato per la fine dell’anno].


Fin dalla scelta del nome quindi, Trap or Die 3 si vuole proporre come un ritorno alle origini, un back to basics che nel caso di Jeezy consistono nei paradigmi essenziali di certo hip-hop sudista: mitragliate di hi-hats, bassi arroganti, synth minacciosi, metriche semplici che privilegiano l’enfasi sulla delivery. Elementi mai del tutto assenti dalla discografia del nostro, ma che nel precedente [e buono] Church in These Streets lasciavano il passo, timidamente ma sovente, a soluzioni sul piano sia musicale che testuale che tutto sommato giustificavano i plausi di progressione rivolti ad un disco comunque lontano da grosse rivoluzioni.
In questo Trap or Die invece non troverete una situazione come la criminalmente sottovalutata Sweet Life del precedente CITS, che trova un suo improbabile parallelo solo nella quasi conclusiva Pretty Diamonds cosignata dal prezzemolino Chris Brown, mentre appare chiarissimo fin dai primi ascolti che Jeezy sia voluto tornare a fare ciò che sa fare meglio. Non si può dire però, per tutta una serie di fattori, che sia tornato a farlo al meglio della sua forma e delle sue possibilità. Le produzioni possono contare su un buon mix di firme sia di talenti da Soundcloud che di nomi storici [impossibile non notare il trittico a nome Shawty Redd], ma di tanto in tanto risultano eccessivamente fragili, scheletriche, lo-fi o semplicemente ad un livello mixtape, e non livello mixtape di casi recenti come Coloring Book o 56 Nights ma proprio tapes di una decina di anni fa. Unito ad un mixing a tratti altalenante, e ad un Jeezy che riesce nell’incredibile impresa sia di stuccare quando fedele al suo canone che non convincere in dei timidi tentativi di variazioni a livello di metrica e flow, fa di tanto in tanto suonare questo TOD 3 come potrebbe suonare un’improbabile versione di Flockaveli rifatta dall’incredibile Viper.

Per quanto lo scenario dipinto sopra suoni quindi apocalittico [ma da un certo punto di vista, anche divertente], non ce la sentiamo comunque di definire questo Trap or Die 3 una completa débâcle: l’alchimia tra Jeezy e questo tipo di contesto/immaginario e tale e talmente naturale che chiunque sarà in grado di individuare quella manciata di tracks da aggiungere ad una propria eventuale playlist best of del trap lord, che si tratti delle spietate G-Wagon e It is What It Is, della solenne All There insieme al compianto Bankroll Fresh [il cui contributo postumo è tra le features più di rilievo fra le poche e modeste di questo progetto], delle apocalittiche U Kno It e Sexè, o di una low-key incredible Let Them Know che sembra uscita dalla penna dei Tangerine Dream dell’OST di Risky Businness.

 

Sintesi
  • 7/10
    Produzione - 7/10
  • 6.8/10
    Testi - 6.8/10
  • 6.7/10
    Delivery - 6.7/10
  • 6.5/10
    Originalità - 6.5/10
6.8/10

Riassunto

Trap or Die 3 è un more of the same nel complesso prescindibile ma non privo dei suoi momenti e che presenta tutti quei canoni che hanno reso l’Atlanta rap il prediletto da molto pubblico.

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User Review
3/10 (1 vote)

I just fucked your bitch in some Gucci flip flops
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