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Mac Miller – The Divine Feminine • Recensione

17 Settembre 2016

Mac Miller – The Divine Feminine • Recensione

Mac Miller è innamorato perso e, il suo amore per la pop star Ariana Grande, ha portato alla creazione di questo nuovo progetto, Mac avrà alzato ancora l’asticella della sua carriera?

Ci siamo, dopo circa un anno da GO:OD AM, il rapper 24enne di Pittsburgh, ha deciso di rilasciare “The Divine Feminine”, un album che è completamente diverso da ciò che Mac propone solitamente.

Dal 2011 (non contando i primi mixtapes) ci ha deliziato con degli studio album abbastanza particolari e che si differenziano sicuramente uno dall’altro, dal debutto con Blue Slide Park, dove troviamo un Mac 19enne spensierato che cerca di farsi strada tra i big, fino all’attuale “The Divine Feminine”, dove è ormai un adulto ed è follemente innamorato della sua nuova fiamma Ariana Grande.

Nell’album troviamo produttori molto forti tra cui: Frank Dukes (produttore molto famoso in america per aver lavorato con artisti del calibro di Kanye, Travis Scott, Future, Drake, Kendrick, ecc…), Vinylz (allievo di Boi-1da, e produttore di hit come  “F***WithMeYouKnowIGotIt”), Dj Dahi (produttore di bombe quali “Worst Behavior”, “Hell of a Night” e “Money Trees”) e Digi + Phonics (produttori affiliati alla Top Dawg Entertainment, che si occupano quindi della maggior parte del lavoro di produzione della crew).

Ma quindi l’amore dov’è?

Il mood dato all’album è a tratti malinconico, a tratti dolce, e, se dovessi descrivere l’album in una frase sarebbe: “The Divine Feminine è una torta al cioccolato con l’aceto balsamico sopra”.

Bene, mi siedo a tavola, decido di cenare con gamberetti, patate lesse e avocado e premo play pronto ad entrare dentro la situazione amorosa, di un ragazzo che ha praticamente la mia età…chissà se sono più romantico io o Mac, beh scopriamolo.

Dopo l’intro dell’album che vede la collaborazione con Bilal, cantautore di Philadelphia, dove troviamo un preludio da parte di Mac con la ripetizione della parola Love e con liricismi dove descrive il desiderio di voler stare con una persona, parte la hit “Dang”, in collaborazione con Anderson Paak, uno degli XXL Freshman di quest’anno.

“Dang” è una delle mie preferite di quest’album, jazzy midtempo beat e Mac che discute della confusione e del fatto di non voler lasciar andare la persona che ama, incolpando se stesso del problema e cercando di farle capire quanto ci tiene a lei.

Ormai dentro questa love atmosphere abbiamo “Stay”, “Planet God Damn”, “Cinderella” (Featuring Ty Dolla $ign) che sono proiettate più o meno verso lo stesso contesto.

Poi abbiamo “We”, con la collaborazione di CeeLo Green, che porta dentro questa traccia tutto il suo talento, dimostrato negli ultimi anni, e trasformandola in un pezzo che avrebbe addirittura potuto essere contenuto nel suo ultimo album.

Ormai quasi agli sgoccioli, Mac, ci presenta due canzoni, sicuramente le più importanti dell’album, dove descrive tutto l’amore per Ariana. “Skin”, che è il mio secondo pezzo preferito di TDF, “Soulmate” e “My Favorite Part” (Featuring Ariana Grande) quindi sono la dimostrazione del grande amore di Mac nei confronti della cantante, e probabilmente le due tracce che hanno diretto tutta l’attitudine dell’album.

divine feminine recensione

Arrivati alla fine di “The Divine Feminine”, troviamo una traccia di 8 minuti dove Mac e Kendrick (che avevano collaborato per la prima volta nel lontano 2012), parlano in modo rilassato e calmo dei loro pensieri, facendo finire tutto l’album in modo confortevole con un lungo outro dedicato all’amore e a quanto sia importante amare, rispettarsi e prendersi cura del proprio partner.

“The Divine Feminine” ha completamente cambiato la mia visione su Mac Miller e ha fatto ritornare in me quella voglia di ascoltare e osservare il suo cambiamento da questo album in poi.

 

TDF
  • 8/10
    Produzione - 8/10
  • 7.5/10
    Testi - 7.5/10
  • 8.5/10
    Delivery - 8.5/10
  • 8/10
    Originalità - 8/10
8/10

Riassunto

“The Divine Feminine” ha completamente cambiato la mia visione su Mac Miller e ha fatto ritornare in me quella voglia di ascoltare e osservare il suo cambiamento da questo album in poi.

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