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Rae Sremmurd – SremmLife 2 • Recensione

31 Agosto 2016

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Rae Sremmurd – SremmLife 2 • Recensione

Rae Sremmurd: Kriss Kross degli anni ’10 o una cosa seria?

I Rae Sremmurd sono uno di quei gruppi facilissimi da detestare. Due ragazzetti giovanissimi [1993 e 1995, l’effetto Kriss Kross è dietro l’angolo] con due voci che tradiscono immediatamente la loro età, che parlano principalmente di fare e spendere soldi, e che nel farlo sono riusciti a infilare cinque hit da Top 40 una dietro l’altra, nel loro album d’esordio. Ovviamente tutto è detto da una prospettiva che potremmo definire “purista” e che altrettanto ovviamente [e per fortuna, aggiungiamo noi] non è più la chiave di lettura dominante, nè tantomeno quella più efficace, nel panorama hip-hop odierno.

Ricominciamo quindi: due giovanissimi ragazzi di Tupelo, Mississippi [ma operativi ad Atlanta, nell’anno del signore 2016, la capitale del Southern Rap] con due voci entrambe peculiari ma allo stesso modo in grado di fondersi in maniera praticamente unisona, che parlano principalmente di come spassarsela alla grande in tutti modi possibili quando hai la loro età, con alle spalle uno dei guru delle produzioni di questi anni ’10 [Mike WILL Made-It] e l’esordio Sremmlife, tra i progetti più freschi del 2015.

Dare un seguito appropriato a cotanto sfarzo si sapeva non sarebbe stato qualcosa di facile, e testimonianza ne è non solo il rinvio del disco, da Giugno ad Agosto, ma anche la direzione stilistica intrapresa. Chiariamoci, non si sono messi a fare indie rock o country, ma appare evidente la decisione di non voler realizzare una copia carbone della prima vita Sremm.

SremmLife 2 ha due anime, ognuna ascrivibile più o meno a metà tracklist.

La prima è quella di bangers che tutto sommato segue l’impostazione dell’esordio, ma con un approccio rinnovato: produzioni più aspre e aggressive, delivery dei due ragazzi ancora più creative, con un utilizzo della voce pieno di elementi che sovente finiscono per sembrare cose che potrebbero stare su un tape di Young Thug. Brani come l’opener Start a Party, il singolo pre album By Chance, la tetra Real Chill con il freshman Kodak Black, il dittico Shake it Fast / Set The Roof [entrambe aventi ospiti party harders d’antan, rispettivamente Juicy J e Lil Jon, quest’ultimo su una co-produzione Mike WILL/ Mustard, semplice ma efficace].

La seconda ricerca sempre l’airplay ma usando una tattica diversa, ovvero quella della smoothness e dell’hook melodico. Il principale elemento di novità in questo frangente è quello delle produzioni, i cui suoni sconfinano spesso in vibes che sanno di New Age e Vaporwave, come nel riff di piano di Came a Long Way, i synth di Black Beatles [dall’eloquente titolo e con un Gucci Mane in ottima forma ma che finisce per sembrare un pò lo zio che imbocca alla festa dei nipotini].
In entrambe le side, il ruolo di Mike WILL risulta come non mai imprescindibile [è infatti creditato sull’80% della canzoni] al punto che si può dire tranquillamente che sia il terzo Rae, oppure, giocando un pò con un titolo come Black Beatles, il loro George Martin.

Alla fine della fiera ci si ritrova con un disco a suo modo coraggioso, rifinito con cura ma senza sfociare nel barocchismo, e che potenzialmente potrebbe sia tenere alla larga i detrattori del primo Sremmlife, che farli invaghire di una cifra stilistica non stravolta [il comparto lirico è rimasto sostanzialmente invariato, anzi se vogliamo con alcuni nuovi picchi di ignoranza e cafonaggine] ma comunque ampliata e diversa.

Un solido sequel per sgominare gli haters
  • 8.6/10
    Produzione - 8.6/10
  • 7/10
    Testi - 7/10
  • 7.7/10
    Delivery - 7.7/10
  • 7.7/10
    Originalità - 7.7/10
7.8/10

Riassunto

Alla fine della fiera ci si ritrova con un disco a suo modo coraggioso e che potenzialmente potrebbe sia tenere alla larga i detrattori del primo Sremmlife, che farli invaghire di una cifra stilistica non stravolta ma comunque ampliata e diversa.

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4 (1 vote)

I just fucked your bitch in some Gucci flip flops
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