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Travis Scott – Birds In The Trap Sing McKnight • Recensione

7 Settembre 2016

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Travis Scott – Birds In The Trap Sing McKnight • Recensione

Travis Scott rilascia il suo sophomore album Birds in the Trap Sing McKnight, sarà all’altezza del suo primo gioiellino Rodeo?

Un secondo album da parte di Travis Scott, ad un anno di distanza da Rodeo [grande esordio che riusciva ad incanalare le varie anime del southern rap odierno in una visione estremamente artsy], se lo aspettavano in pochi.
Alla fine invece, un po’ per fervente creatività, un po’ per il meccanismo perverso degli ultimi anni in cui gli artisti rilasciano materiale a profusione “in order to stay relevant” e per un pubblico che richiede esattamente questo modus operandi, è stato annunciato effettivamente un sequel di Rodeo.

La strategia mediatica è stata simile [ovviamente su scala minore] a quella di Blonde di Frank Ocean o di The Life of Pablo di Kanye West. Proprio quest’ultimo [che in occasione di Rodeo si diceva avesse donato la meravigliosa Piss on Your Grave a La Flame] è uno degli assenti dalla lista dei featuring, che ad una prima lettura colma le mancanze dell’album precedente [ad esempio Mr. Cudi].

Mai come prima d’ora nella discografia di Scott è forte l’influenza di uno dei dischi più sottovalutati di Ye, quel 808’s & Heartbreak che, poco compreso all’uscita, si rivelerà essere un cardine fondamentale dell’hip-hop e dell’R&B della decade successiva. Per proprietà transitiva forte è anche l’influenza del primo Kid Cudi, che dopo una mancata presenza su Rodeo, compare al fianco del suo discepolo [che addirittura interpola la sua Day n Nite] su Through The Late Night, di fatto uno degli highlights di Birds In The Trap Sing McKnight.

Che tipo di disco è questo BITTSM però?

All’ascolto del primo trittico di canzoni, che impostano il mood dell’intero progetto, la risposta è facile da trovare:
è un disco che, prendendo a riferimento il lato più melodico e atmosferico di Rodeo, sviluppa perlopiù unicamente quell’aspetto di quest’ultimo in un discorso più artsy e che accentua ulteriormente quelle caratteristiche.
Emblematico di ciò è il fato che Travis non molli praticamente mai l’autotune [qui usato in maniera ancora più virtuosa e personale] e che lasci di fatto il 90% delle barre agli ospiti, peraltro anch’essi sovente fieri abusatori della tecnologia.

Il risultato è un disco con un’estetica molto precisa e strutturata, sviluppata con convinzione e confidenza dei mezzi, ma che rischia comunque, arrivati a tot minuti, di stuccare un pochino l’ascoltatore meno avvezzo e semplicemente in cerca di più variazioni [secondo noi più o meno tra Outside e First Take, ma il momento è soggettivo].
In un contesto come questo fanno letteralmente miracoli episodi come SDP Interlude [con quel Washed Out campionato a tradimento nella prima metà di canzone] o Guidance, che riesce egregiamente nel conciliare l’estetica dell’album sia con le pulsioni afrobeat, recentemente in ascesa, che con il soulstep di matrice Burial [i cui soundscape notturni e le cui manipolazioni della voce, sono stati un passo fondamentale per lo sviluppo della musica urban così come la conosciamo oggi]

Birds in the Trap Sing McKnight è il degno successore di Rodeo, del quale sviluppa alcuni specifici elementi con risultati nel complesso molto buoni.

Travis Scott - BITTSM
  • 8.5/10
    Produzione - 8.5/10
  • 6.8/10
    Testi - 6.8/10
  • 7.8/10
    Delivery - 7.8/10
  • 7.9/10
    Originalità - 7.9/10
7.8/10

Riassunto

Birds in the Trap Sing McKnight è il degno successore di Rodeo, del quale sviluppa alcuni specifici elementi con risultati nel complesso molto buoni.

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I just fucked your bitch in some Gucci flip flops
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