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Usher – Hard II Love • Recensione

16 Settembre 2016

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Usher – Hard II Love • Recensione

Hard II Love vede alla fine la luce dopo 2 anni di ritardi, ne sarà valsa la pena?

Qualche anno fa, nel periodo in cui l’alternative r&b stava affermandosi come next big thing tra i circoli critici, era un ritornello frequente fra i suddetti che i vari Ocean, Weeknd  e compagnia rappresentassero una sorta di rinascimento dell’intero genere, in seguito ad un medioevo collocabile grossomodo nel periodo che va da Whitney Houston e Mariah Carey a Rihanna e Chris Brown [con il neo-soul come unica eccezione, nonostante i suoi esponenti dall’appeal più pop come John Legend o Alicia Keys].

Quanto questa fase del genere sia effettivamente considerabile un eone oscuro dell’r&b è tutto da vedere [è anzi imputabile ad una certa inclinazione rockista di molta critica nel vedere la storia musicale del ‘900], ma ciò che è certo che una delle sue icone è sicuramente Usher.

Bello, ballerino e vocalmente dotato, dagli esordi come erede [e competitor] di R. Kelly al best seller internazionale degli anni 2000 a nome Confessions, fu proprio Usher Raymond IV uno tra i primi [se non il primo in assoluto] tra gli artisti r&b mainstream a cogliere la palla al balzo aprendosi ai nuovi sussulti pbr&b con il suo Looking 4 Myself datato 2012, col senno di poi un risultato di tarda carriera che certi nomi fra quelli già menzionati nemmeno si sognano.
Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata, l’alternative r&b è da un pezzo difficilmente definibile come alternativo, e alcuni dei suoi più fortunati esponenti sono riusciti ad imporlo solidamente nel mainstream [leggi: Drake e Weeknd, quest’ultimo oramai il crooner-of-choice per l’hook di un brano rap, come a loro tempo furono proprio Kelly, Brown, Legend e lo stesso Usher].

Come collocare in tutto ciò questo nuovo disco di Usher?

Dopo molti rinvii [era originariamente previsto per il 2014, ed è un peccato che i singoli promozionali di quel periodo siano rimasti tali] e un cambio di nome durante i lavori che sembra quasi che oramai non sei nessuno se non lo fai [qui il nome originale era il mesto e modesto “Flawed”], “Hard II Love” riesce finalmente a vedere la luce. E nonostante l’età avanzata e il periodo storico dove i suoi “eredi”,  anche se non flipperanno mai lo stesso numero di copie, comunque prosperano, il responsabile dell’ascesa di Justin Bieber riesce comunque a consegnare al pubblico qualcosa di rilevante.

E se da un lato l’effetto sorpresa qui è minore [si prosegue infatti nella direzione che L4M lasciava intendere] dall’altro il materiale del suo pur buon predecessore appare oggi quasi come una sorta di prova generale rispetto a quello che ci troviamo tra le mani ora.

In H2L si trovano tracce di tutti i momenti salienti dell’r&b dal 2010 in poi, tra alcune evidenti rielaborazioni di stilemi canadesi [l’opener Need U non avrebbe sfigurato su Take Care, così come la conclusiva Stronger, che ricorda invece la title track del menzionato album di Drake, mentre Bump e Downtime hanno lo stesso pathos dei migliori episodi di Views] ed altre piccole sorprese, come ad esempio una title track che, con i suoi toni dolci, l’evidente carenza di percussioni e la sua chitarra timida ma fondamentale nell’economia del pezzo, non può non ricordare uno dei dischi in corsa per il titolo di AOTY, ovvero Blonde di Frank Ocean, anche se qui in versione molto più ripulita e sorniona.

Non è un caso che i producer listati fra i credits siano infatti il risultato di alcune scelte molto calibrate; fra di essi spiccano un Pharrell incredibilmente efficace nonostante il suo essere molto fuori la comfort zone [nella bella FWM] e un Metro Boomin che firma la tetra Make U A Believer. Proprio dalla cricca di affiliati di quest’ultimo provengono gli unici due ospiti dell’album, che, per quanto isolati, contribuiscono comunque in maniera significativa: Young Thug è perfettamente a suo agio sul singolo “No Limit”, e se già lui non propone delle strofe rap dure e pure, su Rivals il suo collega Future switcha totalmente per la modalità crooner che di tanto in tanto attivava nel periodo tra Pluto e Honest [quella “popstar” che l’anno scorso citava con disprezzo su DS2?].

Hard II Love è un sorprendente late career statement da parte di un artista che non ha più nulla da chiedere alla vita.

 

Hard II Love
  • 8/10
    Produzione - 8/10
  • 7/10
    Testi - 7/10
  • 8.5/10
    Delivery - 8.5/10
  • 7.3/10
    Originalità - 7.3/10
7.7/10

Riassunto

Hard II Love è un sorprendente late career statement da parte di un artista che non ha più nulla da chiedere alla vita.

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5 (1 vote)

I just fucked your bitch in some Gucci flip flops
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