Editoriali Rubriche

Salmo, Salvini e l’Hip-Hop

17 Novembre 2018

Salmo, Salvini e l’Hip-Hop

Cos’hanno in comune Matteo Salvini e l’Hip-Hop? “Niente”, ci risponderebbe Salmo.

E’ davvero così? Pochi giorni fa, ad anticipare Playlist, il suo nuovo album, il rapper sardo rilasciò un’intervista per Rolling Stone Italia scatenando non poche polemiche. L’affermazione incriminata è forte e prende posizione nella speranza di far chiarezza nella mente di molti fan circa cosa vuol dire ascoltare ad amare la cultura Hip-Hop.

«La nostra è una cultura black; non puoi stare con Salvini e ascoltare hip-hop, non è giusto».

Salmo ci parla di ingiustizia, e continua proponendo una soluzione estrema al problema: «Strappa le mie magliette, brucia i miei cd. Oppure riflettici su, e cambia la tua idea del cazzo». La polemica sollevata dal rapper attira molti riflettori.

Non tarda ad arrivare la risposta del nostro ministro dell’interno tramite i social: «Mamma mia che tristezza, apri la mente, fratello!». Non è la prima volta che Salvini finisce per scontrarsi con personaggi del mondo hip-hop, essendo già stato protagonista di varie polemiche con i rapper della nostra penisola: i 99 Posse, Fedez, e più recentemente Gemitaiz con augurio di morte da parte del rapper romano. Lo stesso Ernia si era esposto in “No Pussy” contro gli elettori della Lega, con critiche che aveva già mosso anche in “Venere”, suo pezzo del 2016.

Entrare nei meriti politici del nostro Paese non è nostra intenzione e non è affatto cosa semplice. Il focus, però, in questo caso è su Matteo Salvini: un personaggio oggettivamente particolare che desta, per via delle sue forti posizioni, non poche polemiche.

E’ giusto appoggiare il leader della Lega nella realizzazione delle sue ideologie e allo stesso tempo essere un ascoltatore di musica rap? Certo è doveroso specificare che per ascoltatore di musica rap non si intende di certo il ragazzo o la ragazza che, girovagando sulle playlist di Spotify, ascoltano la canzone del momento. Stiamo parlando di amanti dell’Hip-Hop, una cultura. Collezionisti di dischi, magari. Veri ascoltatori e appassionati che decidono di abbracciare una cultura che, come ci ricorda Salmo, è black.

L’Hip-Hop nasce nel Bronx (NY) negli anni ’70 e segue le orme dei precedenti generi afro-americani come il blues, il jazz, il funk e la musica disco. KRS-One, storico membro della Boogie Down Productions, nel descrivere il genere afferma che l’hip-hop è l’unico posto nel quale puoi vedere “I Have A Dream” di Martin Luther King Jr. nella vita reale. Un genere che va ben oltre la razza, il sesso e la nazionalità. Un genere che unisce il mondo intero come nessun altro forse è riuscito a fare. E’ giusto, dunque, che rapper veterani, come lo è Salmo, difendano i valori di questa cultura ancora poco assimilata qui in Italia.

Anche Ghali ha preso una posizione in merito appoggiando il rapper sardo. «Il bello è che chi vota Salvini viene a vedere i nostri concerti per accompagnare i figli. Il vero corto circuito». Non è astratta questa inconsapevolezza di cui parla l’autore di “Cara Italia”, è vera ed è molto forte. Troppo, forse. Le proprie scelte politiche non devono per forza incontrarsi con la musica che ascoltiamo, è doveroso, però, formare una propria coscienza e vivere in maniera coerente.

Chi ama il rap non può essere razzista, questo è poco ma sicuro.

Non so se sono io ad ascoltare la musica o è la musica ad ascoltare me.
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