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The Next Talent #1: Kaleb Mitchell

19 Luglio 2018

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The Next Talent #1: Kaleb Mitchell

Ad ascolto concluso, con tutti i replay del caso, si potrebbe iniziare e concludere la recensione con una semplicissima frase: Kaleb Mitchell è un prospetto da tenere sotto tutti e due gli occhi, perchè dire che è forte sarebbe presuntuoso e troppo prematuro, del resto c’è tutto il tempo per perderlo. Cercando di capire qualcosa in più riguardo il personaggio in questione, ho spulciato qua e la in giro per il web, scoprendo che è uno dei pochi[ssimi] ad avere un sito con una bio chiara e che sintetizza ciò che c’è da sapere: il ragazzo è un classe 1998, del New Jersey e con una passione per il rap che coltiva sin dalla giovane età.

Sebbene possa sembrare un nome nuovo nella scena, il nostro Kaleb ha all’attivo ben quattro lavori [contando anche il nuovo MITCHELL], fra i quali figura anche un certo So Help Me God che non può far altro che far rosicare il buon Kanye West. In questo lasso di tempo di attività si è costruito una fanbase più solida di quello che si può pensare, inglobando gente pronta a tatuarsi il titolo del suo precedente mixtape su un braccio, o a portarlo in 15a posizione fra gli album rap più venduti su iTunes; lui li chiama i BENCHWRMRS, in onore del fatto che durante l’adolescenza era sempre costretto a far panchina nelle partite di basket e non veniva mai scelto fra i primi in niente. Un po’ di sad story che non guasta mai, insomma.

Dai tre singoli rilasciati precedentemente al mixtape è abbastanza chiara la direzione artistica alla quale Mitchell vuole puntare: una trap molto spinosa ed aggressiva, senza però rinunciare a contenuti e riferimenti al passato, tra cui ci tengo a far notare le ultime due barre in ESPANOL [“They tried to kill me but I turned into a beast / So ready or not i’ma settle the score”] dove cita tre pezzi dei Fugees: The Beast, Ready Or Not The Score. L’altro singolo che spinge verso questa direzione musicale è KEEP UP che, a detta del giovane artista, era stata prodotta per uno spot commerciale di un noto [ma non reso pubblico] brand che produce sneaker.

A questo sound puntigliosamente trap si contrappone ALRIGHT, terzo singolo con un’impronta molto R&B. Traccia che, con tutta probabilità, è stata concepita per poter essere il vero singolo di lancio col quale promuovere il disco ed arrivare ad un pubblico più vasto, difatti troviamo anche un video ufficiale. Piccola pecca che, tuttavia, non danneggia troppo lo spessore [musicalmente parlando] di un lavoro simile, anche perchè la maggior parte delle produzioni porta il nome dello stesso Kaleb che definisce la traccia come “the happiest diss record you’ll ever hear”, e chiamatelo poco.

La capacità di Kaleb di stare al microfono, fusa alla sua voce [fattore sul quale può e deve puntare molto] fanno sì che il progetto risulti molto scorrevole e piacevole all’ascolto nonostante sia condito da produzioni che tendono a spingere molto, ma non è assolutamente un problema se ci sai stare sopra così. Il saper dosare una voce che si presta bene anche al soul [oltre che al rap, ovviamente] in un mixtape con sonorità simili è una vera e propria fortuna, e finché lo farà in questa maniera sarà intaccabile da questo punto di vista. La capacità di scrittura di ritornelli così semplici ma allo stesso tempo efficaci è solo un altro dei tanti altri punti a favore che si aggiungono a quelli già elencati.

MITCHELL è un mixtape sorprendente, capace di catturare la tua attenzione per 40 minuti senza farti mai rendere conto di star ascoltando un artista emergente, perchè ok gli altri tre progetti, ma Kaleb Mitchell rimane un artista che deve ancora affermarsi. Progetti del genere sono una manna dal cielo, perchè non nascono con la presunzione di essere impacchettati ad hoc per funzionare col grande pubblico [e ne vediamo a decine ogni anno], ma vengono prodotti con la consapevolezza di poter essere un [possibile] trampolino di lancio per arrivare a quel “grande pubblico”.

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